1) CONDONO EDILIZIO: PREMIATI NUOVAMENTE I FURBI

1) IRAQ: IN AGGUATO UNA NUOVA CATASTROFE ECOLOGICA

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1) CONDONO EDILIZIO: PREMIATI NUOVAMENTE I FURBI - 17 novembre 2003

15 novembre 2003

C'era una volta un bel prato, verde e ricco di margherite.
Sorgeva a poche decine di metri dal fiume, piccolo affluente laterale di un grande torrente.
I vecchi, conoscendo l'esuberanza periodica del corso d'acqua, si erano ben guardati da costruirvi una casa lungo le sponde.
Ma poi arriva il furbo:"guarda che bel prato, quasi quasi mi faccio una casetta".
Passano alcuni anni: uno strano governo decide che la bella casetta, sorta abusivamente, può essere tranquillamente condonata, cioè regolarizzata, con poche centinaia di euro.
Ma fa di più. Obbliga tutti, regolari e regolandi, ad assicurare la propria casa dalle calamità naturali (alluvioni comprese).
Questo significa che lo Stato se ne lava le mani, le compagnie di assicurazione ci vanno a nozze, ed i cittadini onesti che hanno edificato nel rispetto della legge in aree sicure, si accollano gli oneri dell'operazione.
Tutto questo ha un nome: condono edilizio, punto di forza della nuova finanziaria in via di approvazione in questi giorni.
Il condono edilizio consentirà di legalizzare più di 350 mila edifici costruiti in assenza di qualunque autorizzazione e non meno di 25-30 mila esercizi commerciali sorti senza autorizzazioni su aree demaniali o zone tutelate da un punto di vista ambientale.
La morale: se sei disonesto, prima o poi arriva qualcuno che ti premia; se sei onesto, oltre a pagare sempre il dovuto, pagherai anche per i furbi, che ovviamente, non pagano mai.
La polizza assicurativa che contempla la copertura da eventi di difficile o impossibile previsione quali terremoti, si può ancora capire; occorre tuttavia fare una netta distinzione tra zona e zona e fra le varie tipologie di fabbricati (ad esempio tra quelli storici è quelli medio recenti realizzati in violazione della normativa antisismica).
In conclusione: il mio timore è che, in un futuro non troppo prossimo, qualcuno si presenti ancora una volta alla tv annunciando una "nuova calamità naturale", che avrà spezzato e spazzato via vite umane, oltre che case e cose. Quelle che probabilmente, evitando questo disastroso condono e perseguendo efficacemente chi commette abusi, si sarebbero potute salvare.


Fabrizio Cambursano
geologo

 


IRAQ: IN AGGUATO UNA NUOVA CATASTROFE ECOLOGICA - Dronero, 3 gennaio 2003
Come prevenirla.

Il 2 agosto del 1990 avevo 25 anni ed ero studente in geologia. Nello stesso anno, nel Golfo Persico, con l'invasione del Kuweit da parte dell'Irak, iniziava uno dei più assurdi e folli conflitti bellici della storia recente.
La guerra determinò, oltre alla morte di migliaia d'innocenti, uno dei più devastanti disastri ecologici mai avvenuti.
Come molti ricorderanno, nel corso della ritirata dell'esercito iracheno dal Kuweit, dopo l'intervento armato delle potenze occidentali, furono incendiati un numero elevatissimo di pozzi petroliferi. Il greggio bruciò per parecchi mesi, liberando nell'atmosfera una densa e acre nube tossica la quale, complici correnti d'aria d'alta quota, circolò per molto tempo su mezzo continente, finendo poi per ricadere a terra con le ovvie e intuibili conseguenze per le persone e per l'ambiente.
In questi giorni, autorevoli politologi e rappresentanti delle associazioni ambientaliste, lanciano l'allarme ritenendo che un eventuale attacco armato all'Irak potrebbe provocare, come ultimo atto prima dell'eventuale capitolazione del regime di Bagdad, un ripetersi di quanto visto in Kuweit nel '90.
Esiste un modo per non farsi cogliere impreparati una seconda volta?
Nei mesi successivi alla fine del conflitto, con mio padre, esperto tecnico e uomo sensibile alle problematiche ambientali, mettemmo a punto un progetto di facile e rapida esecuzione, finalizzato allo spegnimento dei pozzi petroliferi incendiati. Tale progetto per diverse ragioni, ma principalmente per ragioni temporali, non venne divulgato.
Oggi, a distanza di 13 anni, credo sia doveroso, da parte mie, far conoscere i concetti basilari di tale progetto, mantenendo la profonda speranza che il buon senso comune e la voglia di pace non ne rendano indispensabile l'applicazione diretta.
Di cosa si tratta.
In concetto di basa sul fatto che il greggio per bruciare, così come ogni combustibile, a bisogno di comburente è cioè di aria.
Il greggio incendiato fuoriuscente dai pozzi, si spegnerebbe, nonostante la forte depressurizzazione legata alla rapida risalita dal sottosuolo, se fosse creato un settore circoscritto al pozzo (una sorta di camera cilindrica), all'interno della quale immettere, in sostituzione dell'aria, un altro gas non incendiabile (CO2).
La camera cilindrica verrebbe formata avvicinando 4 mezzi cingolati, ortogonali tra loro, con una operazione sincronizzata, così come osservabile in fig. 1.
Una volta formata la camera, utilizzando appositi ugelli posizionati su almeno due dei quattro setti, sarebbe introdotto un sufficiente quantitativo di CO2 liquida (anidride carbonica), prelevata da comuni autocisterne poste a poca distanza (il gas liquido viene conservato nelle autobotti ad una temperatura di - 30 °C, valore standard di riferimento).
L'iniezione di CO2 liquida determina la formazione di ghiaccio secco, cioè CO2 gassosa.
La differenza di peso specifico tra aria (1,293 Kg/m3) e CO2 (1,980 Kg/m3), crea le condizioni barometriche proprie di una camera inerte. Il pozzo si spegne in quanto viene a mancare il comburente aria.
Infine, utilizzando un'apposita autogrù, il pozzo sarebbe occluso calando dall'alto una testata, una sorta di pesante "tappo" metallico (fig. 2).
Le stime fatte nel '90, prevedevano, per ogni pozzo, un utilizzo di circa 2.500 Kg di CO2 liquida, pari a circa 1.250 m3 volumetrici.
Le valutazioni ambientali che facemmo nel 1990 (tipologia del pozzo, elementi strutturali al contorno, ecc.), si basavano ovviamente su quanto era possibile osservare nei numerosi reportage televisivi e dagli articoli giornalistici. Appare evidente che una maggiore conoscenza delle reali condizioni esistenti oggi, permetterebbe di affinare ulteriormente la tecnica, aumentando di conseguenza la probabilità di successo dell'eventualità di una applicazione diretta in sito di questo metodo.
A chi interessato, sarò lieto di far visionare il progetto completo; che possa essere d'aiuto per non dover piangere, oltre ai morti della follia umana (oramai quasi certi), anche per il futuro dei nostri figli (peraltro già sufficientemente compromesso).

Dott. Geol. Fabrizio Cambursano
www.geologiweb.it